Il Vero Miracolo

Quando trovai quel libro avevo appena iniziato la mia ricerca intraprendendo il sentiero della conoscenza. Non potevo immaginare che quello sarebbe stato uno dei tanti segnali che avrebbero illuminato il mio cammino a venire.

Quel giorno, lo ricordo ancora come se fosse ieri anche se sono passati diciannove anni, il fenomeno del bookcrossing da noi non era ancora conosciuto ai più, ed io pensai che qualcuno avesse dimenticato quel libro che trovai sul bordo del Mascherone, la fontana simbolo di Giaveno. Era una tiepida serata di giugno. Lo aprii a caso, si trattava di una raccolta di storielle zen molto brevi, esattamente 101, e quella che capitò a me era la ottantesima. In quel periodo, era passato un anno da quando avevo deciso di mollare tutto e ricominciare daccapo, ero alla ricerca di qualcosa di sensazionale, un che di miracoloso, un segnale così forte e potente che mi avrebbe indicato la strada da percorrere, un qualche guru, una sicura guida spirituale, un improbabile santo che mi avrebbe accompagnato per mano lungo il mio cammino.

Ed invece trovai questo racconto che fu per me un vero miracolo.

Il vero miracolo. ( Tratto 101 STORIE ZEN cura di Nyogen Senzaki e Paul Reps )

Quando Bankei predicava nel tempio Ryumon, un prete Shinshu, che credeva nella salvezza ottenuta ripetendo il nome del Buddha dell’Amore, si ingelosì del suo vasto pubblico e volle discutere con lui. Bankei stava parlando allorché comparve il prete, ma questo creò una tale confusione che Bankei si interruppe e domandò che cosa fosse tutto quel baccano. «Il fondatore della nostra setta» si vantò il prete «aveva poteri così miracolosi che stando su una riva del fiume con un pennello in mano riusciva a scrivere attraverso l’aria il sacro nome di Amida su un foglio che un suo assistente reggeva sull’altra riva. Tu puoi fare questa cosa prodigiosa?». Bankei rispose gaiamente: «Forse questo gioco di prestigio può farlo la tua volpe, ma non è questo il modo dello Zen. Il mio miracolo è che se ho fame mangio, e se ho sete bevo».

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